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mercoledì 12 novembre 2014

Valeria Fedeli: “La libertà delle donne è libertà anche degli uomini”

Valeria Fedeli: “La libertà delle donne è libertà anche degli uomini”




Valeria Fedeli: “La libertà delle donne è libertà anche degli uomini”

L’IMPRENDITORIA FEMMINILE FA MUOVERE L’ITALIA, MENTRE RESTA PRIORITARIO ARRIVARE ALLE PARI OPPORTUNITÀ IN OGNI CAMPO E CONTRASTARE EFFICACEMENTE LA VIOLENZA DI GENERE. LA LEADERSHIP FEMMINILE SI STA AFFERMANDO”, SPIEGA A DONNE SUL WEB VALERIA FEDELI, VICEPRESIDENTE PD DEL SENATO E UNA STORIA POLITICA SEMPRE DALLA PARTE DELLE DONNE.

valeria fedeli
Valeria Fedeli, in Italia c’è ancora paura a scegliere donne ai vertici istituzionali?
Sempre più donne leader si affacciano ai vertici anche in Italia. Eppure il timore resta e continua ad essere abbastanza diffuso.
Perché?
Intanto perché è un elemento di cambiamento e normalmente incide in modo diverso. Una donna al potere viene vista come una sottrazione delle leadership maschili. Questo perché ancora oggi si continua prevalentemente a non considerare la necessità di avere leadership femminili e maschili insieme, che è invece l’unico modo per governare il cambiamento.
Cosa pensa del ruolo delle donne in politica? Sta cambiando davvero qualcosa?
Dal punto di vista democratico della rappresentanza, un Paese civile emancipato dalla cultura discriminante nei confronti delle donne è un Paese che deve avere e considerare normale avere una rappresentanza di donne e uomini in rapporto alla popolazione. Le donne non sono una categoria: hanno storie, culture, e appartenenze differenti quando si esprimono in politica. Come gli uomini. Avere una presenza significativa – anche se non esaustiva – di donne, nell'esperienza che sto facendo in questa legislatura, ha contribuito e continua sicuramente a contribuire ad avere un legame molto più stretto e forte con il Paese reale. Sono una donna femminista che ha sempre guardato tutto con uno sguardo di genere, del proprio genere, ma questa non è una considerazione di parte. Vedo che c’è un modo di fare politica e di stare nelle istituzioni molto più innovativo e corrispondente alla realtà. Una dinamica positiva.
Cosa pensa del ruolo delle donne in politica nell'era Renzi?
La presenza di donne, del centrosinistra o del centrodestra, porta con sé caratteristiche diverse, un’esperienza e una conoscenza della vita concreta delle donne che pesa. Considero il cambiamento introdotto da Matteo Renzi di straordinaria innovazione. Prima di tutto perché il presidente del Consiglio è intervenuto subito proprio nel luogo dove il potere di decisione e di costruzione della direzione politica è più significativo: il governo. E poi, cosa non scontata, ha affidato a delle donne ministeri molto significativi. Un presidente che punta tutto il suo mandato sulla realizzazione di riforme complesse che non si fanno da anni e che affida a una delle più giovani ministre, Maria Elena Boschi, proprio la responsabilità delle riforme, dà un segnale di cambiamento profondo e di seria presa di coscienza del rapporto tra i due generi. E per la prima volta in Italia alla Difesa c’è una donna, Roberta Pinotti.
Insomma a suo avviso le donne vengono messe nella condizione di portare le proprie competenze al servizio del Paese.
Esatto. In modo differente ma paritario. E poi c’è un terzo punto che per la mia storia ho apprezzato e difeso anche di fronte a parte del mondo femminile: Matteo Renzi ha tenuto la delega delle politiche di Pari opportunità, e per me anche questo è un fatto simbolico di straordinaria innovazione. Prende in carico il tema di una cittadinanza piena per donne e per uomini, di una politica che guarda al fatto che il mondo non è asessuato e neutro.
Una delega che però ad oggi non è praticamente stata esercitata.
E infatti ho apprezzato molto la nomina a inizio ottobre di Giovanna Martelli a consigliere in materia di pari opportunità dal presidente del Consiglio. Non una delega istituzionale ma uno sdoppiamento quasi: Renzi tiene la delega ma la fa esercitare ad una donna. Anche questo a mio avviso è importante. Certo, dall'inizio della legislatura è passato troppo tempo prima che si arrivasse finalmente a questa svolta, ma sono certa che Giovanna farà un ottimo lavoro.
Il governo però continua ad essere ferocemente criticato dalle associazioni che si occupano di violenza di genere e di pari opportunità.
Guardi: io sono una che voleva, vuole e vorrà una ministra del mainstreaming (integrazione della parità di opportunità tra generi nel complesso delle politiche nazionali e comunitariendr.). Giovanna deve sapere interpretare quella delega come mainstreaming orizzontale: Renzi porta la delega in Consiglio dei ministri, ma è la Martelli che la prepara. Questo significa che c’è un luogo di interlocuzione politica con le associazioni e che si arriverà finalmente ad attuare il piano nazionale dell’anno scorso per il contrasto alla violenza di genere. L’attuazione di ciò che è già stato deciso è qualcosa che è mancata in tutti questi mesi e che è ora la priorità per il governo e per Giovanna Martelli. A lei ho dato un consiglio: dire da subito qual è il suo approccio, confrontandosi con le associazioni.
Cioè?
Secondo me l’approccio dovrebbe essere quello per il quale questo Parlamento ha ratificato la Convenzione di Istanbul, la più straordinaria piattaforma di cambiamento complessivo di una società. È un bluff o ci abbiamo creduto davvero? Bisogna che ci sia un piano di attuazione. Prima di tutto i percorsi scolastici: bisogna cambiare assolutamente la formazione perché è da lì che si comincia a rompere gli stereotipi e modificare la cultura delle relazioni con cui crescono ragazzi e ragazze. Secondo: intervenire sulla responsabilità dei media, lasciando naturalmente loro tutta l’autonomia. Devono contribuire, attraverso codici di autoregolamentazione, a modificare il modo con cui descrivono e raccontano le relazioni tra donne e uomini. La libertà delle donne è e diventa una libertà anche degli uomini: questo è l’approccio che dovrebbero avere anche i mezzi di informazione nel loro racconto della realtà. E poi, terzo, bisogna occuparsi degli uomini. La violenza è un problema degli uomini, della loro cultura, del modo in cui si relazionano alle donne: da piccoli e da grandi. Lavorare su questo è il punto di svolta fondamentale. Ho presentato due disegni di legge a mia prima firma – ma facendoli firmare dagli altri gruppi parlamentari com’è mio metodo per coinvolgere tutti. Il primo per la costituzione di una commissione bicamerale che deve relazionare una volta all’anno in sede parlamentare su quanto ciascuno fa in termini di contrasto alla violenza. Sono molto arrabbiata: la aspettavo per gennaio di quest’anno, ora mi auguro che si faccia per il prossimo gennaio, andando in commissione Affari Costituzionali al termine della discussione sulla legge elettorale. Il secondo ddl, firmato da tante altre parlamentari, prevede un Osservatorio di genere presso la Presidenza del Consiglio. Deve servire a verificare e rendere esplicito l’impatto sui generi di ogni politica pubblica ex ante e post: se non viene rotto lo schema della neutralità dei provvedimenti – si pensi alle politiche sul lavoro – non si cambiano davvero le cose.
Ci sono molte figure femminili, in politica e nell’imprenditoria, che continuano ad essere in secondo piano: gestiscono, sono figure chiave, ma non hanno la stessa rappresentazione mediatica e culturale dei vertici maschili. Con “Come ti combatto la crisi”, format di Donne sul Web concepito per dare spazio alle risposte che l’imprenditoria femminile dà alla difficile congiuntura economica, cerchiamo di raccontare le imprese rosa tanto importanti per il tessuto economico del Paese. Perché in Italia c’è così poca attenzione?
L’imprenditoria femminile fa muovere il Paese ma non è un tema di interesse. Eppure, legata al mondo delle start up, costituisce il punto fondamentale del fare impresa in una nuova cultura del lavoro. Quello che manca in questa fase è però la pressione di questi soggetti: il tessuto imprenditoriale femminile non ha ancora un fronte di iniziativa collettiva per farsi sentire nelle opportune sedi. Fronte che invece va creato anche per far nascere e fortificare quella volontà interna al Parlamento che ancora manca, e che porta dispersione delle energie. Sono pronta a lavorare per incontri in sede istituzionale che possano servire ad andare in questa direzione. Tutto questo in assenza di una ministra del mainstream: dicastero che auspico fortemente, perché costituirebbe finalmente il luogo di interlocuzione fondamentale.

mercoledì 5 novembre 2014

Fabiola Gianotti prima donna alla guida del Cern di Ginevra




La scienziata italiana Fabiola Gianotti è stata nominata direttrice generale del Cern di Ginevra. È la prima volta che una donna è a capo del laboratorio europeo di fisica delle particelle. Cinquantadue anni, nata a Roma, ha studiato Fisica all’università di Milano. Lavora al Cern dal 1987 e dal 1994 è fisico di ricerca nel Physics Department del Cern. È stata fra i protagonisti della scoperta del bosone di Higgs.
Fabiola Gianotti è la prima donna a guidare il Cern nei 60 anni di storia del laboratorio europeo. Succede a Rolf-Dieter Heuer, che ha ricoperto la carica dal 2009, affiancato da Sergio Bertolucci come direttore della Ricerca. È stata nominata dal Director General Search Committee del Cern. Gli altri due fisici in corsa per la direzione erano il britannico Terry Wyatt, dell'università di Manchester, e l'olandese Frank Linde, direttore dell'Istituto nazionale di fisica subatomica (Nikhef) di Amsterdam.
«È con grande emozione e soddisfazione che apprendiamo della nomina di Fabiola Gianotti a (direttore) direttrice generale del Cern», ha commentato Fernando Ferroni, presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Sappiamo che sarà all'altezza di questa alta responsabilità e che guiderà con classe e sicurezza il Cern verso nuovi successi».
«L'Italia ha un rapporto speciale con il Cern – ricorda Ferroni – dal suo inizio, con Edoardo Amaldi tra i padri fondatori, ai successi degli esperimenti LHC, a maggioranza diretti da fisici italiani, suggellati dalla scoperta del bosone di Higgs, passando per il premio Nobel a Carlo Rubbia, anche lui direttore generale, come pure Luciano Maiani». «Ora accogliamo con una gioia immensa l'elezione di Fabiola Gianotti al vertice del grande laboratorio, che così sarà ora diretto da una italiana, figlia della nostra scuola, che dimostra la sua vitalità e visibilità a livello globale. Per l'Italia è un riconoscimento straordinario, e per l'INFN la conferma delle sue scelte scientifiche e formative, e un incoraggiamento a continuare nella direzione dell'eccellenza senza compromessi».
Nata a Roma nel 1962, Fabiola Gianotti ha studiato Fisica all'Università di Milano dove, nel 1989, ha conseguito il dottorato di ricerca in fisica sperimentale subnucleare e, in seguito, è stata borsista INFN. Lavora al CERN dal 1987 e dal 1994 è fisico di ricerca nel Physics Department del CERN. Si è occupata della ricerca e dello sviluppo così come della costruzione di rivelatori, e di sviluppo di software e di analisi di dati. Ha lavorato in vari esperimenti del CERN: UA2, ALEPH e ATLAS, di cui è stata coordinatore internazionale dal 2009 al 20013). E proprio come coordinatore dell'esperimento ATLAS il 4 luglio del 2012 ha annunciato la scoperta del bosone di Higgs, risultato scientifico di immenso valore, che è stato premiato l'anno successivo con il Nobel per la Fisica ai teorici che per primi avevano ipotizzato l'esistenza di questa particelle. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui la nomina da parte del Presidente Giorgio Napolitano nel febbraio 2009 a Commendatore della Repubblica Italiana e nel settembre 2013 a Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. La rivista Time l'ha collocata quinta nella graduatoria delle persone dell'anno 2012.
«Un grande successo per il progresso scientifico e per l'Italia», così il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni, ha accolto la notizia. «A Fabiola Gianotti vanno i miei più vivi rallegramenti per questa nomina di eccellenza. E' il meritato risultato di una vita dedicata alla fisica nucleare e le auguro di conseguire altri e tanti risultati nel suo nuovo incarico». «La nomina di Fabiola Gianotti» ha aggiunto Gentiloni «è motivo di orgoglio per l'Italia e per le ricercatrici e ricercatori italiani in tutto il mondo».


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giovedì 30 ottobre 2014

L’Italia è al 69° posto nella classifica della parità di genere

L’Italia è al 69° posto

 nella classifica della parità di genere


L’Italia è al 69° posto nella classifica della parità di genere



Il rapporto del World economic forum sulle disuguaglianze di genere

Il World economic forum ha pubblicato il rapporto 2014 sulle disuguaglianze di genere. Migliora l’Italia, anche se rimane in una posizione bassa nella classifica.

  • 28OTT 201411.22

L’Italia è al 69° posto nella classifica della parità di genere

L’Italia guadagna posizioni nella classifica mondiale sulla parità di genere compilata dal World economic forum (Wef), anche se resta tra i paesi con la minore partecipazione delle donne all’economia e tra quelli con la maggiore disparità salariale.
L’Italia è al 69° posto nella classifica che prende in considerazione 142 paesi e ha guadagnato due posizioni rispetto al 2013, ma scende al 114° posto (dal 97° dello scorso anno) per quanto riguarda la partecipazione delle donne al settore economico e al 129° per la parità degli stipendi.
Per la presenza di donne al parlamento e al governo, l’Italia è al 37° posto in classifica. Per le aspettative di vita, infine, è all’83° posto.
In cima alla classifica dei paesi più paritari ci sono gli stati del Nordeuropa tra cui Islanda, Finlandia, Norvegia, Svezia e Danimarca che occupano i primi cinque posti della classifica.
Gli Stati Uniti sono saliti al 20° posto, guadagnando tre posizioni.
In generale il rapporto sottolinea che negli ultimi nove anni la disuguaglianza tra uomini e donne è passata dal 56 per cento del 2006 al 60 per cento del 2014. Per raggiungere il 100 per cento di uguaglianza “ci vorranno 81 anni”, afferma il rapporto. Wef

domenica 19 ottobre 2014

Daria De Pretis giudice della Consulta

Daria De Pretis giudice della Consulta

Ora tocca alle Camere

Il PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO
La Neoeletta Giudice della Corte Costituzionale 
DARIA DE PRETIS


















Nominata da Napolitano. Lascerà l'ateneo, Collini traghettatore



TRENTO — Daria de Pretis, rettrice dell'università di Trento, è stata nominata dal Presidente Napolitano giudice della Corte costituzionale. Il Capo dello Stato l'ha chiamata venerdì al telefono per chiederle la disponibilità. «Non ho potuto dire di no, anche mi dispiace lasciare l'attuale incarico. Certo, sono sorpresa». A breve le dimissioni e il congedo dalla docenza. L'ateneo dovrà trovare una nuova guida e intanto si prepara alle elezioni. «Grande onore, ora conteremo di più a Roma» dicono in Trentino politici e avvocati. «Tutelerà l'autonomia» notano Lorenzo Dellai e Vittorio Fravezzi.

Domenica 19 Ottobre, 2014
CORRIERE DEL TRENTINO - TRENTO

Consulta, Napolitano incarica de Pretis
La rettrice: «Frastornata. È una grande responsabilità. L'ateneo? Spiace lasciare»
TRENTO — La chiamata è arrivata venerdì. Dal Quirinale. All'altro capo del telefono il suo primo inquilino: Giorgio Napolitano, senza intermediari, in persona. Non capita tutti i giorni e non a tutti, di essere chiamati dal Capo dello Stato, per giunta con una richiesta di tale spessore. È successo a Daria de Pretis, avvocato, docente ordinario di diritto amministrativo, nel 28 febbraio 2013 eletta rettrice dell'università di Trento. Il Capo dello Stato l'ha nominata giudice della Corte costituzionale assieme a Nicolò Zanon, in sostituzione di Sabino Cassese e Giuseppe Tesauro. Il prestigioso incarico, per la seconda volta assegnato a un trentino (il primo era stato Luigi Mengoni, dall'87 al '96), dura nove anni. «Una grande sorpresa, sono frastornata» dice de Pretis, che risponde con voce pacata, dopo le 24 ore probabilmente utili per metabolizzare l'avvenimento. «C'è rammarico — prosegue — per la fine di un'esperienza all'ateneo che non era iniziata da molto. Ma non ho potuto dire di no alle argomentazioni del Presidente. È un incarico di grande responsabilità».
La notizia divenuta di dominio pubblico ieri ha colto tutti di sorpresa. In pochi sapevano le intenzioni di Napolitano che stava probabilmente valutando i profili tra coloro che, in base all'articolo 135 della Costituzione, possono accedere all'incarico: i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria e amministrative — dice la Carta —, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d'esercizio. Su quindici componenti totali, cinque sono scelti dal Presidente, cinque dal Parlamento e altrettanti dalle magistrature. De Pretis e Zanon, che insegna diritto costituzionale all'università di Milano, sostituiranno Cassese e Tesauro che cessano l'incarico il prossimo 9 novembre. Il decreto del Quirinale è stato controfirmato da Matteo Renzi, presidente del consiglio dei ministri. La nomina alla Consulta (dal nome del palazzo di Roma in cui ha sede la Corte) rappresenta l'incarico più prestigioso per un magistrato, docente o avvocato. La Corte è infatti il massimo organo di garanzia della Repubblica italiana. Si pronuncia sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti di Stato e Regioni, sui conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato, sulle accuse (integrata da 16 cittadini) contro il Capo dello Stato.
«Certamente c'è una grande sorpresa» afferma de Pretis. Al telefono («Ho chiesto chi parla e mi ha risposto: sono il presidente Napolitano», racconta) il Capo dello Stato le ha chiesto la disponibilità. La docente, dice, ha provato a dire di no al Presidente, per via del compito già assegnato. «Non mi sono sentita, a lui che non ha rinunciato a dare la propria disponibilità (per la rielezione, ndr), di rifiutare».
Dal rettorato, quindi, al palazzo della Consulta. Nata a Cles, in val di Non, Daria de Pretis ha 58 anni, due figli, è sposata con il direttore generale dell'Olaf, l'ufficio anticorruzione dell'Ue — Giovanni Kessler. Laureata in Giurisprudenza a Bologna nel 1981, a Trento è stata ricercatrice, professore associato ed è dal 2000 professore ordinario di diritto amministrativo. I suoi principali temi di studio sono nelle aree del diritto pubblico, del diritto amministrativo italiano, comparato e dell'Unione Europea.
Ora lascerà la guida dell'ateneo. «Darò le dimissioni dal rettorato e prenderò congedo come professoressa. È stato un periodo intenso, di impegno e fatica» precisa. Il giuramento avverrà in concomitanza con la fine dell'incarico di Cassese e Tesauro, datata 9 novembre. Il mandato da giudice della Consulta dura nove anni. L'indennità ammonta a 457.839 euro lordi annui per componenti semplici, 549.407 euro per il presidente. De Pretis è la quarta donna che accede all'organismo costituzionale. Prima di lei, dal Trentino, vi era arrivato solo Luigi Mengoni, nato a Villazzano nel 1922, scomparso nel 2011, giurista, tra i padri del diritto del lavoro. La nomina fa bene anche al Trentino, che spesso non ha gioco facile nei rapporti con Roma. «Il giudice ha una posizione di terzietà. Io porterò una sensibilità», conclude il nuovo giudice o, se si può dire, la nuova giudice.
Stefano Voltolini




mercoledì 15 ottobre 2014

E' di rigore la canottiera bianca...e la cravatta!

Pubblichiamo l'intervento di Nadia Mazzardis su SALTO.BZ di oggi.
C'è ancora tanto da lavorare sul tema della parità di genere. Ma noi non demordiamo!


quote azzurre
E' di rigore la canottiera bianca...e la cravatta!
Nel momento storico del Nobel ad una donna di 17 anni e del discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite, a Roma come a Bolzano ci sono ancora convegni solo al maschile
Von 

 


Da qualche tempo mi sono data una regola, non partecipare più a convegni che abbiano un panel di relatori solo al maschile!
E’ questione non solo di principio, ma di cultura. Abbiamo una responsabilità pedagogica nei confronti delle giovani generazioni, ed è quella di rappresentare il mondo, come effettivamente è, formato da donne e uomini, per la precisione, rispettivamente 51% e 49.
I due convegni che mi sono stati segnalati oggi si occuperanno di Giustizia e di Sviluppo. Siamo nel momento storico del Nobel ad una ragazza di 17 anni, e del discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite,   e si può ancora pensare di affrontare questi temi importanti, senza tenere conto del punto di vista delle donne?
Così tra i “precetti” che mi sono data, a costo di passare per “vetero” c’è quello di segnalare questi convegni, e di sollecitare a questo Paese così retrogrado in quanto ad educazione di genere, di cambiare marcia, registro, paradigma, chiamatelo come volete!
La domanda che mi pongo è sempre la stessa “non avete trovato una donna disponibile a fare da relatrice, o non l’avete nemmeno cercata perché non vi è venuto in mente?”
Nel marketing si dice che è importante entrare nella “short list” delle persone, per poter essere considerati. Cosa significa? Significa che se ci dicono “telefonino”  abbiamo una short list nella nostra testa, che mette in fila 4 o 5 marche famose di telefonini.
Bene, mi auguro che anche le donne, quelle in gamba, e ce ne sono, entrino nella short list di chi organizza questi convegni, ed è solo facendole parlare, mettendole in rete in questi momenti di vita pubblica, che il giorno in cui ci sarà da pensare ad una Presidente della Repubblica donna, nella nostra “short list” non ci sarà solo Rita Levi Montalcini, grande donna ma ormai passata a miglior vita!
Se non ora, quando? – Es Ist Zeit